I poeti scrivono perché chiedono aiuto. Chiedono che qualcuno accompagni il loro sguardo, mentre sentono la bellezza che gli altri occhi calpestano.
Qualcuno conserva il sogno della sua vita in un cassetto: ecco cosa ho trovato svuotando il mio
lunedì 17 giugno 2013
domenica 19 luglio 2009
Quo vado?!?
sto ascoltando: radio Capital
Riflessioni a raffica e un piccolo delirio personale:
La storia non è dei vincitori, la storia è solamente dei vivi
(perchè i morti non lasciano memoria).
Non è che in questa società delle immagini abbiamo finito l'immaginario?
Il delirio:
ho deciso che, volente o nolente, è il caso che mi fidanzi entro l'anno. Per opportunismo puro e semplice, come da secoli e secoli.
giovedì 14 giugno 2007
cicatrici
Per guarire da mali come la malattia di Parkinson, o quella di Alzheimer, o l'infarto, una volta che il danno è fatto la medicina può ben poco. Passi avanti sono stati compiuti nella prevenzione, o nella cura dei sintomi, ma la riparazione delle lesioni resta quasi sempre irrealizzabile. La difficoltà nasce dalla natura stessa del corpo umano, che ha capacità di autoriparazione molto ristrette: un'escoriazione della pelle cicatrizza con facilità, un osso fratturato si risalda; se però un infarto distrugge una parte del muscolo cardiaco, il tessuto perso viene rimpiazzato da tessuto fibroso, incapace di contrarsi, e il cuore perde forza. Ci sono animali in cui non è così. La coda della lucertola, una volta persa, ricresce; i lombrichi, tagliati a metà, possono rigenerare due individui distinti.
da La cura che verrà (24/06/2002)
Ci sono persone che ci feriscono senza neppure rendersene conto.
Ci sono persone che non hanno mai amato, che non sono mai state lasciate. Loro non sanno. Semplicemente, non sanno.
Credono che possa “passare”. Credono sia come un raffreddore, che basti aspettare perchè passi.
Invece è come un infarto. Il muscolo del cuore non guarisce col tempo, non può tornare come prima.
Certe lesioni non guariscono mai completamente, il tempo serve soltanto per imparare a convivere con le cicatrici.
Gli amori finiti, col loro carico di sogni perduti e illusioni strappate, ci rimangono dentro, per sempre. Certi ricordi sono sempre pronti a far male, anche dopo anni, non importa cosa sia successo, ogni volta ci faranno risentire quella sensazione, come se mancasse l'aria, come se piombassimo nel vuoto.
E si rimane lì, a ricostruire se stessi e la propria vita pezzettino per pezzettino, con la fatica dei piccoli gesti inutili, con la paura che succeda di nuovo, e che prima o poi qualcuno di quei pezzettini vada perso per sempre.
Semplicemente, non sanno.
Hanno bisogno di sentirsi puliti, di sentirsi onesti, e continuano a strappare i punti che faticosamente ci cuciamo sulla pelle.
Non lo sanno quanto è delicato, quanto è faticoso, quanto è fragile lo sforzo per tornare alla vita di prima. Non lo sanno quanto sia difficile una riabilitazione. E, senza coscienza delle proprie azioni, colpiscono crudelmente lì, dove la ferita è ancora esposta.
L'unica cosa che rimane da fare a noi, piccoli titani sconfitti, è augurar loro che vada sempre tutto bene. Che il mondo non li colpisca, che l'amore non li esponga al dolore.
Perchè per affrontare la vita occorrono armi più solide di quelle che sanno usare.
Quindi, a chiunque verrà, abbi cura di me. O fammi diventar lucertola.
venerdì 25 maggio 2007
profumo
Oggi stavo leggendo che la memoria olfattiva è la più duratura. Alla salute della società dell'immagine, ai miliardi di parole scritte che produciamo ogni giorno, ai filmati, alle foto, ai vestiti che compriamo e alle diete che facciamo, di noi sarà più forte il ricordo del pessimo deodorante che abbiamo comprato per sbaglio e che vogliamo a tutti i costi finire per non aver buttato via i soldi.
L'enciclopedia medica si è così mescolata all'ultimo libro di Chuck Palahniuk , La scimmia pensa, la scimmia fa, dove racconta della sua reazione al film Memento, della sua ossessione e dell'ossessione che abbiamo tutti di archiviare appunti e ricordi scritti, filmati o fotografati di ciò che facciamo, nonché della nuova abitudine di telefonare alla propria segreteria telefonica per lasciarci degli appunti.
Padre, ho peccato. Finché la mia segreteria ha funzionato, anch'io l'ho usata come taccuino per i momenti in cui le idee mi venivano ma le mani erano occupate alla guida, anch'io accumulo post-it e foglietti e taccuini ovunque, riempio le riviste e i libri di appunti per ricordare esattamente la sensazione o la libera associazione che mi hanno provocato. Sono un'archivista, ho scelto di dedicare la vita a selezionare e proteggere i post-it degli altri.
Però, in tutto questo, c'è qualcosa che mi salva, o mi porta definitivamente sulla via della perdizione, e che mi riporta all'inizio della divagazione: conservo gli odori.
Il ricordo più intenso di mio nonno non lo scatena la foto che di lui conservo in salotto, pure bellissima e intensa, quel meraviglioso vecchio imbronciato. Conservo da 12 anni il flacone mezzo vuoto di un tonico a buon mercato che usavo l'ultima estate che ho passato con lui, quando ancora la malattia non s'era portata via il sorriso che aveva tornando dai campi. L'odore ormai sta sparendo, è per questo che lo apro raramente, ma, quando mi manca, annusarlo mi ricorda quell'estate, almeno quanto lo fanno l'accarezzare il suo cappotto o l'infilare la mano nel barattolo di fagioli secchi che mi aveva regalato, coltivati, puliti ed essiccati da lui, mai trovato il coraggio di mangiarli.
Così come mi ricorda mia nonna la sottigliezza dell'oro della sua fede di nozze, che ho indossato per la mia laurea e che voglio indossare nel giorno delle mie nozze, se mai ci saranno, e quando avrò un bambino, perché voglio che lei ci sia. E' difficile capire le diverse forme che può assumere una madeleine, ma la mia ha anche lo schermo di questo computer, che è stato un regalo postumo, perché con le eredità dovremmo sempre comprare qualcosa che ci accompagni ogni giorno.
Io non ho mai scelto un unico profumo che mi accompagni, ne ho cambiati alcuni, nel corso della vita e delle stagioni. Seguo una regola: ogni volta che inizio una storia, continuo ad usare il profumo che avevo durante il primo bacio, e da lì in poi lo uso soltanto per Lui.
E' un modo come un altro di inseguire una poesia.
mercoledì 23 maggio 2007
taccuino 2003, in onore della pioggia
Augurando tanta pioggia anche a voi, ecco qualcosa in tema:
Quando la pioggia arriva
è come se tutta la natura si preparasse a lei
con una grancassa di silenzio.
Il vento si fa d’improvviso più importante,
e gli uccelli tacciono
per lasciare alle foglie l’onore dell’ultima nota.
29 agosto 2003
ore 23:40
venerdì 11 maggio 2007
di nuovo dal taccuino del 2003
Trovati un rifugio di luce
Dove il sole e le nuvole possano entrare,
in cui la pioggia possa suonare la sua melodia,
e il vento spazzi la polvere dei tuoi pensieri.
sabato 5 maggio 2007
come fosse oggi
Ed eccomi qui, a dover riconoscere alla fine che non sono gli ormoni: sono triste.
Ormai la cosa mi è sfuggita di controllo, stavolta non soffro di attacchi di panico e riesco a mangiare, il che dimostra che tutti questi anni sono serviti a qualcosa, ma sono triste, ho voglia di piangere e non sempre ci riesco. Riesco a ridere ma non a sorridere, e il lavoro fiacco non aiuta. Vorrei potermi fare le 10 ore da svenimento a cui ero abituata, quelle che riescono a non farti pensare. Sto cercando di prepararmi al peggio per quando finalmente ti avrò davanti, ma temo di non riuscirci, di non essere preparata. Cerco di tenermi il dolore per me, e spero che basti.
Così, cercando di pensare - e fare- altro, vado a curiosare tra i miei vecchi appunti, e trovo una serie di frasi che mi fanno ricordare un altro momento triste (meno), da cui alla fine mi ero rialzata. E mi accorgo che, come al solito, il problema è sempre quello, inesorabile, e inizio a credere che non sia risolvibile, neppure con un buon terapista. Perchè io sto anche bene con me stessa, ma gli uomini me stessa la temono come il fuoco, forse proprio perchè lei, con se stessa, sta bene.
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Ecco qua, per gli amici che stanno leggendo il blog come un bollettino di guerra:
A volte noi donne abbiamo bisogno di specchiarci negli occhi degli altri per ricordarci quanto siamo meravigliose. E’ un virus che ci iniettano da piccole, quando abbiamo troppa fiducia per difenderci.
29 settembre 2003
L’ho promesso a me stessa: non partecipare a nulla che fatto da un altro di farebbe corrugare la fronte. Sii sempre almeno meravigliosa e splendente.
30 ottobre 2003
sabato 21 aprile 2007
giovedì 19 aprile 2007
di nuovo dal taccuino del 2003
Alle volte ricordo il suono della tua voce e mi commuovo,
e lo mescolo al rumore delle foglie d’autunno,
quando le nuvole sembrano scambiarle per strani strumenti color di fuoco,
e la terra le usa
per amplificare il suo respiro.
martedì 10 aprile 2007
dal taccuino del 2003
Mi è più facile appartenere ad un paesaggio che ad un gruppo di persone, sento più intensamente l’arrivo di un temporale che le urla di una folla. E’ come se qualche cosa di primigenio mi chiamasse, se l’esatta risposta alla voce del vento stesse nascosta qui, tra le mie costole e il cuore.
sabato 17 febbraio 2007
sabato 17 febbraio 2007, ore 9
A volte capita di confondere la passione per amore.
Sia chiaro che lo scrivo sapendo con esattezza cosa sia la passione, ed avendo come sempre il dubbio di non sapere cosa sia l'amore.
Alla fine della mia penultima storia, quando venni piantata per un'altra dopo una focosissima relazione a distanza di sette mesi o giù di lì, la moglie di mio padre (matrigna fa Cenerentola) mi disse: “la passione va coltivata, e comunque non basta”.
Ora, chiunque mi conosca sa che con la moglie di mio padre ho un rapporto un po' assurdo, stima, rispetto, amore e terrore, roba da equipe internazionale di psicanalisti freudiani.
Però i miei cinque anni di faticose e dolorose riflessioni sul perchè e per come sia andata così mi hanno fatto capire che aveva ragione.
La passione va coltivata, è fragile, ha tempi del tutto indipendenti dalla nostra volontà e dai nostri sentimenti, può scomparire e all'improvviso tornare, per poi di nuovo andarsene. E' un di più. Conosco coppie splendide che non hanno mai smesso di coltivarla e vivono come ricci in calore, altre che lasciano fare alla natura e non si spaventano troppo se per qualche mese si sentono come fratelli. Perchè in realtà, la passione è fragile, non le si possono affidare le fondamenta di alcunchè. Solo che per capirlo ci mettiamo anni, e qualcuno non lo capisce mai. Non so quanti articoli ho letto dove dotti psicologi ed emeriti nessuno spiegano per filo e per segno che se la gente non rimane più insieme a lungo è anche perchè ormai ci si aspetta che quella roba lì ci sia per sempre. E la fisiologia insegna che non è così.
In quei cinque anni di faticose e dolorose riflessioni sul perchè e per come sia finita, ho capito anche che alla fine dei conti la passione è un rischio che temo un po'. Non so agli altri, ma per quanto mi riguarda mi rende del tutto imbecille ed esposta alla fascinazione di persone con cui non sosterrei la minima conversazione se non fossi del tutto obnubilata dalla chimica. Così, quando le persone in questione si comportano come l'istinto ha insegnato loro a fare, cioè come caterpillar sentimentali, io cado vertiginosamente sul porfido della realtà, orribilmente ammaccata e incredula di fronte alla mia cecità.
Per questo ho deciso la lentezza, il riserbo e quel vecchio aspettare che fa tanto anni cinquanta (e, per rendere credibile la cosa, ormai ascolto solo musica adeguata, con tanto di violini sullo sfondo). Io voglio il resto. Voglio qualcuno con cui condividere le cose quotidiane che mi rendono felice, non solo gemiti al telefono e preservativi. E spero che questo qualcuno capisca che la passione non è soggetta a coma irreversibile, semplicemente a volte si prende tempi suoi, e lascia che la gente nel frattempo si conosca.
Ho cercato tra i miei vecchi scritti una poesia scritta non so quanti anni fa, che adesso sta bussando forte al mio cervello, ma che non trovo da nessuna parte (forse non sono in grado ora di trovarla). Però, adesso, proprio adesso, devo scriverla. Ricordo solo l'inizio, e quindi riporto quello, il resto è ora.
Vorrei scrivere di te lunghe pagine di notte e di mattino
mentre il tuo respiro accompagna i miei passi
in questa strada così lontana.
mercoledì 17 gennaio 2007
manifesto
Quando stai per prendere una decisione su cui non potrai tornare, respira profondamente, quindi fai quello che ti ha suggerito l’istinto: sarà comunque la scelta di cui andrai più orgogliosa.
Se fare qualcosa ti spaventa profondamente, se avverti una specie di blocco mentale nel farlo, come quando a fermarti è la pigrizia, buttati e agisci.
Quando qualcuno ti ferisce pensa: lo ha fatto volontariamente? Potrebbe rifarlo? Quindi, se una delle risposte è affermativa, chiediti perché lo ha fatto: se sia una reazione ad una tua azione o se sia semplicemente parte del suo carattere. Nel primo caso, lascia passare. Nel secondo, elimina o riduci la sua presenza nella tua vita: potrà venirtene soltanto del bene.
Fa di te stessa la persona che vuoi diventare, senza aspettarti che qualcuno ti insegni come farlo: se la meta ti è chiara la strada verrà da sé.
Ogni volta che qualcuno entra nella tua vita, chiediti cosa ti può insegnare: la gratitudine rende più concilianti, e tu ne hai bisogno, comunque.
Scegli le persone ad istinto, non fidarti della ragione: un odore, uno sguardo e una voce ti dicono molto più di tutte le parole del mondo.
Impara a fare più cose possibili, chiedi a chi le sa fare di insegnarti e cerca di farle da subito nel migliore dei modi. E quando ne hai bisogno prova a farle da sola, la fiducia in sé stessi si guadagna vincendo le proprie insicurezze, non aiutandole a prendere possesso di noi.
Accetta i tuoi difetti migliori, quelli che fanno di te quella che sei: non lasciarli dilagare, addomesticali, rendili piacevoli anche per chi ti circonda. Eliminarli è inutile, ti impoverirebbe.
Se tieni a qualcuno, cerca lo scontro piuttosto di accettare la tensione: è meglio la rabbia dell’indifferenza, alla prima si può rimediare.
Non aspettare di vivere la vita, quando puoi essere felice non averne paura. Rischia: è peggio un rimpianto di un rimorso, e il tempo è troppo poco per perderlo in riflessioni, quando la vita ci offre le soluzioni prima di averci dato il tempo per cercarle da soli.
Il destino, Dio, o chi per lui, a volte ci mandano dei segnali. Il fatalismo è una bella cosa quando non porta all’inerzia.
La Rivoluzione non è altrove. E’ dentro di te.
Quello che vuoi, puoi. E se non puoi potrai. Ma muoviti.
5 Agosto 2001
si, ho i denti storti nonostante anni di costosissime e dolorosissime cure. E allora? Avreste dovuto vederli prima..