Qualcuno conserva il sogno della sua vita in un cassetto: ecco cosa ho trovato svuotando il mio


lunedì 12 febbraio 2007

Stasera, dopo una splendida domenica di sole, stavo cercando materiale da rielaborare, tra i mille taccuini che vivono per casa, tra i cassetti e gli scaffali.
Sulle pagine, persa tra appunti di una vecchia fanfiction (storia lunga, forse spiegherò, o addirittura pubblicherò, per i malati) e gli sms di un mio ex, eccola lì.
Una frase che mi aveva colpito tra le tante trovate e sedimentate nell'autobiografia di Rossana Rossanda.
In La ragazza del secolo scorso la trovate a pagina 29:
"Il proprio corpo non si sente, se stai bene, è come l'aria".
La dedico ai miei trent'anni, età favolosa, che consiglio vivamente a tutti.

giovedì 8 febbraio 2007

Stasera ho aggiustato qualcosina qua e là (devo ancora imparare a usare bene il blog, perciò sarà una modifica continua).
In attesa del prossimo brano (un racconto indipendente, credo), aggiungo qualche foto: una arriva di nuovo da quel concorso di Radio Capital di cui vi avevo già scritto, l'altra è di una fanciulla che al momento sta oltremanica. Ringrazio anche l'altra, quella della foto precedente, pure lei nella selvaggia Albione.

mercoledì 7 febbraio 2007

secondo capitolo


DANIELE
Il terzo anno di università mi sono svegliata con alle spalle poche sparutissime esperienze sessuali, tutte con lo stesso ragazzo, tutte nell’arco di un paio di mesi, tutte nelle stesse identiche due posizioni.
Nel frattempo, la consumatrice di anfetamine che divideva la stanza con me viveva la sua sfrenatissima vita da matricola (considero una matricola chiunque non abbia ancora interrotto il frenetico ritmo locale-lezione-locale-lezione che ritengo doveroso per ogni nuovo iscritto ad una facoltà accademica. C’è chi riesce a rimanere tale fino alla laurea, chi continua pure dopo, chi non ci arriva mai) con la sottoscritta. Per consolarmi della precedente tragica relazione finita male- di cui vi parlerò, forse, in un paragrafo a caso tra un numero indefinito di pagine- della prematura fine della mia vita sessuale, del fatto che mi toccasse portare un apparecchio odontoiatrico da tortura medievale alla tenera età di 21 anni. Allora mi sembravano tanti. Mi scuso, prendo qualche spazio per smaltire la sottile risata e il sorso d’acqua.
Rieccomi. Fossi Hemingway starei scrivendo di pesci atlantici fumando un sigaro cubano, ma al momento sto cercando di rimuovere un accumulo adiposo localizzato. Sulla mia coscia sinistra. Se ce la faccio lo scrivo.
Insomma, dicevo. Elettra era, chimicamente, iperattiva, e quindi bisognava ben farle passare il tempo in qualche modo. Io ero iperattiva per disperazione amorosa. Muoviti agisci parla, e non sentirai il dolore dell’essere stata piantata in quel modo. La cosa non aveva un grande effetto sul mio studio, ma, finalmente, avevo ricominciato ad avere una vera vita sociale. X e Y – non ricordo i nomi. I nomi dei ragazzi nati dopo gli anni ’60 sono tremendi da ricordare. Qualche evangelista a caso- erano mediamente simpatici, mediamente alti, mediamente larghi, mediamente spiritosi, mediamente insignificanti. Ottimi traghetti. Cioè, ragazzi che ti portano fuori in gruppo sperando che tu o la tua amica ci stiate, che dopo un po’ si rassegnano – mai del tutto – al fatto che non ci starete mai, e che finiscono per presentarti ad altri amici, sperando così che quelli ricambino il favore presentando loro qualcuna che, finalmente, ci stia. L’effetto finale dovrebbe essere che tu ti fai un loro amico, loro si fanno un’amica di un loro amico, e siete tutti contenti. Non funziona quasi mai. Ma X conosceva Z. Z che ci voleva provare con me, e per farsi perdonare quei dieci chili di troppo – tutti sugli addominali – volle invitarci al campo volo. Cioè a guardarlo lanciarsi da un aereo col paracadute. Z era destinato a diventare un ottimo traghetto, ma sia io che lui eravamo troppo ingenui per capirlo. Lui perché forse non abbastanza sveglio, io perché ancora troppo inesperta.

Regola n. 2:
Se anche ti capitasse uno scarsotto, se pratica sport estremi, accompagnalo. Di sicuro, là, qualcuno di valido c’è.

Z e X si lanciavano e riavvolgevano il paracadute, mentre a terra, io ed Elettra controllavamo che i paracadute di tutti gli altri fossero ben piegati. Sdraio, jeans e bikini, accanto un fantastico labrador di due anni – femmina, scommetto che volendo ricordo anche il nome – che si divertiva un sacco a distrarmi dalla lettura del mio manuale. E io mi distraevo. Così il suo padrone poteva scusarsi del disturbo. Moro, capelli corti, abbronzatura perfetta (non cuoio lampada né pallido scrivania. Bronzo sole) occhi verdissimi. Due braccia da pensieri impuri. Per tutte le donne presenti. Troppe, come al solito.
La sera dopo- o forse la settimana – Z invitò me ed Elettra ad un pub irlandese, un posto di una sciatteria disumana. Io ero lì, magra come uno stecco (l’apparecchio limitava alimentazione e taglia), vestita da uomo con un taglio di capelli cortissimi e un trench blu notte. Z era alto, e da dietro di lui mi arrivò una mano stesa. Inizialmente non ascoltai il nome. Ero Distratta dall’avambraccio. Bobi, vai.

Regola n.O/di Mirka:
Chiunque sia, se gli diventi amica il portartelo a letto dipenderà solamente dalla tua volontà.
(tatuatevela da qualche parte, non ha mai fallito. Mai).

Daniele ha- è ancora vivo – occhi azzurro ghiaccio, capelli (in caduta) biondissimi, pelle chiara ed un fantastico corpo da nuotatore. Un metro e novanta. Credo di poter ricordare ancora il suo odore, ma erano altri i suoi punti di forza.
Daniele e io siamo finiti a letto grazie al portatile di una mia coinquilina. Portatile che stava benissimo, ma che ebbe improvvisamente bisogno di un nuovo antivirus che nessun altro avrebbe potuto procurargli.
Una battaglia coi cuscini e il gioco era fatto: la battaglia coi cuscini è l’ultima spiaggia, specie se i cuscini sono quelli del divano. Ma è andata, e io mi son trovata a difendere il mio fondoschiena.
Dopo poco lui avrebbe dovuto difendere tutto il resto, ma per adesso è tutto. Pausa.

martedì 6 febbraio 2007

Bene.
Qualcuno mi ha scritto che sarebbe ora di aggiornare.. E' vero. Domani metto in rete il seguito dell'ultimo brano. Intanto, aggiungo qualche foto per farmi perdonare (spero).
A domani

sabato 20 gennaio 2007

primo capitolo

Il titolo originale dell'Autobiografia era:
QUESTA E’ LA MIA GENERAZIONE
vi spiegherò poi perchè

Intanto, eccovi il primo paragrafo in anteprima, e le mie scuse anticipate per ogni volgarità che potreste incontrare: è voluta.

12 settembre 2005

I ragazzi di sinistra

Tragedia. Trovarne uno. Uno che sia pulito, che sappia anche solo vagamente piantare un chiodo su una parete senza distruggere l’intonaco, che non passi il tempo a seminare calzini sovrautilizzati sul pavimento. Uno che non mi faccia rimpiangere di averlo fatto entrare dalla porta. Trovarne uno. Uno che non passi il tempo libero a trascinarti a cene con i suoi amici, a guardare qualche idiota correre dietro ad un pallone alla tv, a parlare di sè e dei libri che ha letto ogni volta che vi trovate in pubblico. Uno che non ti faccia rimpiangere il tuo videoregistratore. Trovarne uno. Uno che non si faccia problemi se tu paghi la cena al ristorante e che abbia il degno gusto di offrirtela ogni tanto, uno che non ti tormenti ad ogni curva quando al volante stai tu, uno che non senta l’irresistibile bisogno di correggerti quando hai le dita sulla tastiera di un pc. Trovarne uno. Uno che non si volti ad ogni altra che passa per strada, uno che non faccia battute ogni volta che aumenti di un chilo, uno che non si senta soddisfatto della propria pancia da bevitore di birra. Trovarne uno che non ti elenchi ogni riga che ha letto. Trovarne uno che non sia un eiaculatore precoce.
Nel deserto totale di tipi così che abbiano anche una minima coscienza politica, preferisco passare il tempo col mio criceto.

Wellcome to my world my friend.

Oggi piccola aggiunta: la foto nuova che vedete a lato, scaricata dalla rete qualche annetto fa, e da allora passata ad amici e conoscenti in ogni forma possibile, appesa allo schermo e utilizzata come sfondo per il desktop nel mio vecchio ufficio. Proviene da un concorso tra gli ascoltatori indetto dal programma radiofonico Area Protetta di Radio Capital (Sergio Mancinelli, per intenderci): l'ho trovata sul sito e l'ho amata alla follia. Diffondetela (e se qualcuno trova l'autore, gli dica grazie da parte mia, e magari mi faccia sapere chi è, che correggo il credit).

mercoledì 17 gennaio 2007

manifesto

Benissimo, è notte fonda, io ho appena smesso di lavorare. Tra le mille attività della nottata, il fondamentale recupero di una cinquantina di files contenenti la maggior parte delle cose che ho scritto negli ultimi sei anni, tra le quali un paio di testi fondamentali per l'Autobiografia, che pubblicherò nei prossimi giorni, dopo averli un pò epurati, 'ché gli fa bene. E soprattutto dopo aver consegnat un paio di lavori, o mi scuoiano e addio blog.
Intanto, per non far scordare a nessuno di me (e per chi non mi conosce, o mi conosce poco, per farvi spegnere il pc), ecco qui il fondamentale Manifesto, vademecum del mio Ego (Super per dimensione ma non per definizione) da quando, dopo il luglio 2001, ho iniziato la mia vita attuale. Alcune cose forse non le scriverei ancora così, ma nella sostanza le trovo tutte giuste, e me le tengo a mente. Mettiamola così: le regole dell'Autobiografia, e quelle di Bobi, sono la parte da osteria di queste. E per questo spero siano più divertenti.

MANIFESTO PER UNA NUOVA ESISTENZA

Quando stai per prendere una decisione su cui non potrai tornare, respira profondamente, quindi fai quello che ti ha suggerito l’istinto: sarà comunque la scelta di cui andrai più orgogliosa.

Se fare qualcosa ti spaventa profondamente, se avverti una specie di blocco mentale nel farlo, come quando a fermarti è la pigrizia, buttati e agisci.

Quando qualcuno ti ferisce pensa: lo ha fatto volontariamente? Potrebbe rifarlo? Quindi, se una delle risposte è affermativa, chiediti perché lo ha fatto: se sia una reazione ad una tua azione o se sia semplicemente parte del suo carattere. Nel primo caso, lascia passare. Nel secondo, elimina o riduci la sua presenza nella tua vita: potrà venirtene soltanto del bene.

Fa di te stessa la persona che vuoi diventare, senza aspettarti che qualcuno ti insegni come farlo: se la meta ti è chiara la strada verrà da sé.

Ogni volta che qualcuno entra nella tua vita, chiediti cosa ti può insegnare: la gratitudine rende più concilianti, e tu ne hai bisogno, comunque.

Scegli le persone ad istinto, non fidarti della ragione: un odore, uno sguardo e una voce ti dicono molto più di tutte le parole del mondo.

Impara a fare più cose possibili, chiedi a chi le sa fare di insegnarti e cerca di farle da subito nel migliore dei modi. E quando ne hai bisogno prova a farle da sola, la fiducia in sé stessi si guadagna vincendo le proprie insicurezze, non aiutandole a prendere possesso di noi.

Accetta i tuoi difetti migliori, quelli che fanno di te quella che sei: non lasciarli dilagare, addomesticali, rendili piacevoli anche per chi ti circonda. Eliminarli è inutile, ti impoverirebbe.

Se tieni a qualcuno, cerca lo scontro piuttosto di accettare la tensione: è meglio la rabbia dell’indifferenza, alla prima si può rimediare.

Non aspettare di vivere la vita, quando puoi essere felice non averne paura. Rischia: è peggio un rimpianto di un rimorso, e il tempo è troppo poco per perderlo in riflessioni, quando la vita ci offre le soluzioni prima di averci dato il tempo per cercarle da soli.

Il destino, Dio, o chi per lui, a volte ci mandano dei segnali. Il fatalismo è una bella cosa quando non porta all’inerzia.

La Rivoluzione non è altrove. E’ dentro di te.

Quello che vuoi, puoi. E se non puoi potrai. Ma muoviti.

5 Agosto 2001

si, ho i denti storti nonostante anni di costosissime e dolorosissime cure. E allora? Avreste dovuto vederli prima..